Blog Dietetico!

Il vino rosso aumenta il rischio di cancro al seno.

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Uno dei miti più falsi, sull’alimentazione, è che bere un bicchiere al giorno di vino possa fare bene alla salute e prevenire i tumori.

Grazie alla ricerca scientifica internazionale, siamo in grado di valutare meglio le vecchie credenze almientari e sfatare i miti divulgano la verità, contribuendo cosi alla formazione di una popolazione più sana.

La ricerca ci da numerosi risultati sull’argomento e il dato più ecclatante, rivelato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato dal Journal of the American Medical Association, è che non solo un bicchiere di vino al giorno non fa bene ma aumenta tantissimo le possibilità di ammalarsi di cancro al fegato, alla bocca, all’intestino e al seno. La ricerca sentenzia inoltre che tre bicchieri di alcool alla settimana, non importa se vino, birra o superalcolici, se assunti da una donna possono portare alla formazione di cancro al seno.

L’Istituto Nazionale Francese sul Cancro ha dichiarato che un solo bicchiere di vino al giorno aumenta il rischio di cancro alla bocca e alla gola del 168%.

I dati scientifici sono veramente infiniti e molto preoccupanti ma, purtroppo, alcuni medici e dietologi non sono aggiornati sull’argomento del cancro e spesso danno false informazioni ai loro pazienti prendendo sempre, come riferimento, la dieta mediterranea che consente un bicchiere di vino al giorno. Queste concezioni, però, non sono più affidabili.

Secondo le nuove regole imposte dall’OMS l’alcool dovrebbe essere vietato ai soggetti con predisposizione genetica al cancro e a chi è affetto da malattie degenerative mentre per i soggetti sani il limite massimo dovrebbe essere di un bicchiere alla settimana.

La patch diet: un metodo brutale per dimagrire

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Giorno dopo giorno vengono inventate nuove diete che promettono miracoli e dimagrimento rapido a persone disperate che cercano soluzioni per dimagrire. Dopo la Dukan, la chetogenica, la Tisanoreica e la South Beach è arrivata anche la ciliegina sulla torta ovvero la patch diet.

Si trata di patch (una specie di cerotto) che viene inserito chirurgicamente sulla lingua facendo perdere peso, in modo brutale, alle persone. Questi cerotti causano dolore fisico quando viene ingerito del cibo. L’unica cosa che non crea dolore sono i liquidi, ovvero zuppe non tanto dense, acqua, the, succhi di frutta. Con questo metodo si arrivano a perdere 13 kg in un mese dato che il paziente non può mangiare altro che liquidi.

Attenzione! Questa dieta, oltre ad essere molto dolorosa, è molto pericolosa!

Si perde tantissima massa magra, si formano carenze vitaminiche e proteiche (è una dieta priva di aminoacidi essenziali) e si rischia l’anemia dato che questo tipo di alimentazione non contiente ferro e minerali essenziali come zinco, fosforo, magnesio, calcio, ecc.

Questo piano alimentare non insegna l’importanza di una corretta alimentazione e non educa le persone ad un sano cambiamento delle abitudini di vita: l’unica cosa che fa è costringere le persone a seguire una dieta liquida associando il cibo al dolore.

Mangiare deve essere un piacere, non un’esperienza dolorosa! Si può perdere peso anche durante le chemioterapie o cominciando ad assumere eroina ma… non raccomanderei nessuno di questi metodi!

L’unico modo sano, per dimagrire, è quello di cambiare mentalità, ricevere un’educazione almentare corretta e seguire un regime basato sulla ricerca scientifica e non sul marketing.

Combattere ipertensione e cellulite con l’ ananas

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L’ananas è un frutto originario dell’America del sud con proprietà eccellenti per la nostra salute. Il 90% è costituito da acqua e contiene tantissima vitamina A, C e B, oltre ad aminoacidi, proteine, calcio, potassio, fosforo e bromelina (un enzima molto importante che si trova nel gambo da cui arrivano moltissimi effetti benefici).

Gli acidi contenuti nell’ananas, come l’acido ossalico, citrico e malico, hanno proprietà diuretiche in grado di contrastare la ritenzione idrica e l’ipertensione. Per questo motivo, il succo di ananas fatto in casa, è particolarmente indicato a chi soffre di pressione alta, edemi e alle donne con problemi di cellulite. Oltre a questo, uno dei più grandi benefici del consumo di ananas è il miglioramento della qualità della nostra pelle. La vitamina C, insieme alla A, aiutano a mantenere la luminosità e l’elasticità rallentando l’invecchiamento.

La bromelina contenuta nel gambo dell’ananas, oltre a facilitare la digestione delle proteine, è un ottimo antinfiammatorio naturale, indicato, rispetto al farmaco, perchè non tossico.

Vediamo insieme un rimedio naturale per la cellulite.

Di solito è causata da un’eccessiva ritenzione idrica e dall’accumulo di grassi nei tessuti sottocutanei. La bromelina, presente nel gambo, viene spesso utilizzata negli integratori ma è più efficace se consumata al suo stato naturale.

Vi consiglio di bere 2/3 bicchiero di succo di ananas fatto in casa (con l’estrattore, non con la centrifuga) per due settimane in combinazione con una leggera attività fisica e un’alimentazione ricca di fibre e povera di grasso animale. Vedrete che cambiamento!

I rischi dell iperomocistenemia e i rimedi alimentari

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Il rischio di problemi cardiovascolari aumenta quando il nostro colesterolo totale, quello cattivo (LDL), e i trigliceridi sono a livelli alti. Questo rischio, però, si raddoppia quando la nostr aomocisteina supera i livelli normali.

L’omocisteina è un aminoacido solforato che viene prodotto dal nostro corpo e che di solito ha livelli normali nel sangue grazie all’intervento di vitamine B6, B12 e acido folico. Se l’assunzione di queste vitamine è bassa, l’omocisteina viene accumulata nel sangue e danneggia i vasi sanguigni modificando la loro funzionalità e facilitando il deposito del colesterolo. Per questo motivo, gli alti livelli di omocisteina sono correlati all’insorgenza di malattie cardiovascolari, ictus, alzheimer ed osteoporosi.

La cura migliore, per questo disturbo, è quella alimentare.

Una vita sedentaria, un’alimentazione squilibrata, fumo ed alcool aumentano i livelli di questo pericoloso amminoacido.

La dieta adeguata per questo tipo di patologia è quella che offre l’assunzione abbondante di vitamine B6, B12 e acido folico. La vitamina B6 si trova nei piselli, nella soia, nelle lenticchie, nelle patate, nei cereali integrali (pane, pasta, farro, kamut, uova, castagne) e nei funghi. L’acido folico, invece, si trova in abbondanza nelle verdure a foglie verdi.

I vegani devono prestare particolare attenzione all’assunzione di integratori di vitamina B12 perchè è una vitamina che, ad oggi, si trova solo negli alimenti di origine animale.

Il frutto del drago o dragon fruit

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Questo frutto proviene da un cactus chiamato “il drago” ed è una pianta che fiorisce solo di notte. Il suo nome scientifico-botanico è Pitahaya e cresce nelle regioni tropicali e subtropicali delle regioni asiatiche.

Esiste in 5 varietà con polpa in vari colori: rosa scuro, rosa chiaro, rosso, bianco e giallo. La polpa è cremosa ed è caratterizzata da un’aroma delicato contenente tanti semini neri commestibili.

Si tratta di un frutto con forti capacità antiossidanti ed anti age. Basta pensare all’adattamento dei cactus nel deserto per capire come questa loro capacità possa, in qualche modo, influire sul nostro corpo.

E’ particolarmente ricco di vitamina C, sorpattuto quello a polpa rossa che è anche molto ricco di calcio. Quelli a polpa gialla, invece, hanno un maggior contenuto di fosforo. Tutte le varietà sono, invece, ricche di fibre e sali minerali preziosi per la nostra salute oltre ad avere un’elevata concentrazione di betacarotene, vitamine del gruppo B (B1,B2,B3), antiossidanti, licopene e probiotici utili a mantenere la flora batterica del nostro intestino.

Al loro interno troviamo, inoltre, sostanze chiamate phytoalbumine che sono in grado di prevenire la formazione di cellule tumorali. Aiutano anche nella purificazione e disintossicazione di sangue e fegato perchè aumentano l’escrezione di tossine e di metalli pesanti dal corpo.

La sua diffusione, in Italia, sta aumentando e attualmente possiamo trovarlo nei grandi supermercati ma anche ai mercatini etnici.

Problemi di memoria? Mangia i frutti rossi.

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Una delle caratteristiche famose dei frutti rossi è il loro contenuto di antiossidanti che ci protegge contro le malattie degenerative, le malattie cardiache, il diabete ed i disturbi neurologici.

I frutti rossi aumentano le difese immunitarie e hanno propriertà diuretiche, digestive, antinfiammatorie e regolatrici. Oltre a queste proprietà, grazie ad uno studio condotto dal Brigham and Women Hospital e dalla Harvard Medical School di Boston, è stato dimostrato che i frutti rossi migliorano la memoria, soprattutto alle donne. Lo studio è stato effettuato su più di 16000 persone con età superiore ai 70 anni.

Questo effetto è dovuto ai flavonoidi, sostanze antiossidanti contenute in grande quantità nelle fragole e nei frutti di bosco, che aiutano la memoria ed aumentano l’efficienza mentale.

Lo studio, inoltre, ci conferma che l’utilizzo frequente di questi frutti ritarda di 2.5 anni il processo di invecchiamento cognitio.

Elisabeth Devore, una delle ricercatrici dello studio, ha inoltre dichiarato che le donne che consumano mirtilli, fragole e lamponi, olter ad avere benefici alla memoria ed alle funzioni cognitive, tendono ad avere livelli di attività fisica più alta, contribuendo cosi al loro benessere.

Pompelmo: da evitare quando si prendono medicine.

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Il pompelmo è un agrume con moltissime proprietà benefiche per la salute. Ricco di vitamina C e sali minerali con proprietà digestive, diuretiche e depurative. E’ rinfrescante e contiene poche calorie. C’è da dire una cosa molto importante: se assunto assieme a dei farmaci ne triplica la loro concentrazione nel sangue.

Alcuni di questi farmaci sono: statine, antiaritmici, calcio-antagonisti, chemioterapici, antibiotici e immunosoppressori. Una ricerca pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, indica che il numetro di possibili mix pericolosi è molto più alto di quando attestato fin ora. David Bailey, coordinatore dello studio, spiega: «Molti farmaci che possono essere “disturbati” dal pompelmo sono prescritti spesso e per malattie anche gravi. Pero ci sono anche otti e novità! Facendo un ragionamento inverso si potrebbe sfruttare questa peculiarità del succo di pompelmo per ottenere gli stessi risultati assumendo un terzo, o anche meno, del farmaco. In questo modo non solo si beneficia di un effetto maggiorato del farmaco ma si riducono, di conseguenza, gli effetti collaterali, dato che viene assunto in dose minore. I vantaggi di questa scoperta sono diversi: un risparmio per il paziente e per la sanità in quanto si utilizzerebbero meno farmaci, un ridotto rischio di effetti collaterali e un effetto potenziato. Gli effetti del succo di pompelmo sono stati testati su 138 pazienti con diagnosi di cancro incurabile di cui non si disponeva di una terapia efficace. Ai pazienti è stato fatto assumere un noto farmaco utilizzato nel trattamento del cancro, iniziando con dosi molto basse. Le dosi sono state via via aumentate durante lo studio per analizzare il picco massimo dell’effetto terapeutico con il minimo di effetti collaterali. Dopo l’esperimento si è dimostrato che la dose ideale di farmaco era di 90 mg circa. Tuttavia, già con l’assunzione superiore a 45 mg si notavano gravi problemi gastrointestinali, tra cui nausea e dissenteria. Quando invece si abbinava al farmaco il succo di pompelmo, le dosi necessarie per ottenere un buon effetto anticancro si attestavano tra i 25 e i 35 mg a settimana: una dose dunque inferiore ai 45 mg che erano il tetto massimo per evitare gli effetti collaterali.

Senza carboidrati aumentano gli infarti

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Le diete iperproteiche vengono promosse come miracolose ed in grado di far perdere peso in poco tempo ma, purtroppo, di miracoloso non c’è nulla. Anzi, sono numerose le contorindicazioni ed i rischi per la salute oltre a rivelarsi delle vere e proprie perdite di tempo.

L’ennesima conferma ci arriva dalla scienza che ha dimostrato come diete povere in carboidrati aumentino il rischio di infarto ed in generale quello cardiovascolare. Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Unviersità di Atene, in collaborazione con il German Institute of Human Nutrition e il Max Delbruck Centre for Molecular Medicine di Berlino successivamente pubblicato dal British Medical Journal, ci spiega come una dieta a base di proteine aumenta il rischio di infarto ed ictus. Hanno partecipato 43.396 donne svedesi tra i 30 ed i 49 anni che hanno dovuto rispondere ad un questionario legato allo stile di vita ed al consumo di 800 alimenti diversi seguito, in media, per 15,7 anni. Di loro, 1270 hanno sofferto di problemi cardiocircolatori: un valore relativamente elevato che ha però spinto gli scienziati a lanciare l’allarme.

Le diete iperproteiche tipo Atkins, Ducan, dieta a zona non danno risultati. Almeno non a lungo termine. Questo perchè, quando una dieta parla di risultati, si riferisce alla perdita di peso conseguita senza creare disagi e problemi di salute ma anche mantenuta, abituando l’individuo ad un nuovo stile di vita e ad un modo sano di mangiare.

Il nostro corpo ha una grande memoria e si basa molto sulle abitudini quotidiane. Se vengono cambiate in un modo sano, il nostro corpo continuerà a seguire una strada giusta e sana. Se le cambiamo con quelle di una dieta iperproteica, una volta terminato il percorso dietetico il nostro corpo tenderà a tonrare a tutte le vecchie abitudini alimentari, reintroducendo tutte le privazioni a cui è stato sottoposto quindi avremo due possibili scenari:

Riprendere subito tutti i kg persi ed anche di più, causando un grande stress per il nostro corpo

Ricadere nella tentazione di seguire nuovamente la dieta spendendo svariati soldi per acquistare i preparati facendo arricchire chi li ha inventati.

Non vale la pena rischiare la propria salute per perdere peso quando, lo stesso risultato, può essere ottenuto in maniera duratura con una dieta equilibrata e sana.

Cereali integrali contro la pressione alta

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È noto che i cereali sono in grado di abbassare il colesterolo totale e quello cattivo grazie all’alto contenuto di fibre che contribuisce a migliorare la salute dell’apparato digerente. Oggi, però, possiamo parlare anche della capacità dei cereali di ridurre la pressione sanguigna, in particolare quella sistolica (quella con il valore più alto).

Studi scientifici hanno dimostrato che 3 porzioni di cereali integrali al giorno (ad esempio avena, pane, pasta integrale, germe di grano, cerealin integrali) abbassano l’ipertensione con la stessa efficacia di un farmaco anti ipertensione. Questo studio è stato pubblicato sull’American Journal Clinical Nutrition (la più importante rivista scientifica di nutrizione clinica al mondo) ed è stato eseguito chiededno a 200 persone, divise in due gruppi: il primo doveva consumare una dieta con tre porzioni di cereali integrali ogni giorno, l’altro non doveva mangiarne affatto. Una porzione corrisponde a circa 13/16 grammi di cereali integrali (l’equivalente di una fetta sottile di pane integrale). I risultati, a fine ricerca, sono stati sorprendenti: tutte le persone che avevano consumato quotidianamente cibo integrale, registravano un calo della pressione sistolica dimostrando cosi che un’alimentazione ricca di cereali e pane integrale aiuta a prevenire del 15% gli infarti e fino al 25% gli ictus.

Oggi, però, la scarsa educazione alimentare delle persone fa pensare che i cereali integrali che si trovano normalmente al supermercato con scritta “integrale” siano veramente benefici per la salute ma non è affatto cosi. I preparati pronti per la colazione (es. muesli / flakes) sono, in realtà, cibo artificiale ricco di grassi, zucchero, sale, vitamine aggiunte e conservanti e sono ottenuti da pastelle liquide di mais insieme a vari ingredienti.

I cereali che dobbiao scegliere non devono avere, tra i loro alimenti, sale, zucchero, cacao, grassi aggiunti, grassi vegetali, vitamine aggiunte, conservanti, aromi ed emulsionanti. I prodotti che li contengono non hanno alcun effetto benefico sulla pressione sanguigna ma, anzi, l’esatto effetto contrario ovvero aumentao il rischio cardiovascolare e il diabete di tipo 2.

Grano saraceno: il cereale con il maggior numero di antiossidanti.

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Il grano saraceno è una pianta erbacea che viene coltivata nell’Asia centrale, in Giappone e nell’Europa. Dal grano saraceno si ricava l afarian integrale che è ricca di sostanze nutritive preziose come calcio, fosforo, potassio, magnesio, zinco, manganese, ferro, vitamine del gruppo B e vitamina E.

Da non sottovalutare, inoltre, la presenza di aminoacidi come alanina, arginina, cistina, acido aspartico, acido glutammico, glicina, isoleucina, lisina, metionina, valina, treonina, prolina e tirosina.

Grazie al suo valore proteico, simile a quello della carne e della soia, è consigliato a chi segue un’alimentazione prima di carni ed agli atleti. Non contiene glutine, questo significa che può essere tranquillamente consumato anche dalle persone celiache.

Inoltre, è ottimo per l’intestino e per il cuore dato che contiene pochi acidi grassi e svolge anche un’ottima azioe disintossicante. I semi di grano saraceno sono composti, in prevalenza, da amido (rispettivamente :25% amilosio e 75% amilopectina) grazie ai quali è facilmente digeribile.

Questo alimento contiene tantissimi antiossidanti come i tannini e la rutila che rafforzano le pareti dei capillari e prevengono emorragie migliorando il microcircolo grazie anche alle sue proprietà antinfiammatorie.

Gli antiossidanti sono inutili se consumati con il latte.

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Gli antiossidanti sono un vero e proprio concentrato di giovinezza e vitalità e prevengono la distrazione e il processo di invecchiamento delle nostre cellule facendoci sembrare più giovani. Inoltre ci proteggono dalle malattie degenerative. Purtroppo, però, la loro azione preziosa viene neutralizzata dal latte vaccino.

Ormai è noto che il latte è legato a tante problematche come cancro, osteoporosi, diabete di tipo 1, disturbi cognitivi nei bambini, alto rischio di malattie cardiovascolare. Uno studio scientifico, a cura dell’Inran, ha dimostrato che l’attività dei polifenoli antiossidanti del the nero, venivano neutralizzati dal latte aggiunto nel the. Un altro studio pubblicato con il titolo “Antioxidant activity of blueberry fruit is impaired by association with milk” coordinato dal biologo Mauro Serafini del Laboratorio di Ricerca sugli Antiossidanti dell’Inran. Per l’esperimento sono stati scelti i mirtilli.

L’obiettivo era quello di verificare se i mirtilli, che hanno un’elevata potenzialità antiossidante, consumati con il latte avessero una diversa capacità antiossidante totale nell’uomo e una diversa biodisponibilità degli acidi fenolici, rispetto ai mirtilli da soli.

Hanno partecipato 11 volontari sani (6 uomini e 5 donne) a digiuno, hanno consumato 200 g di mirtilli più 200 ml di acqua, e, a distanza di una settimana, 200 g di mirtilli più 200 ml di latte intero. Tutti sono stati sottoposti a prelievi di sangue venoso, sia prima, che 1, 2 e 5 ore dopo l’ingestione.

I risultati, pubblicati su Free Radical Biology and Medicine hanno messo in evidenza che i mirtilli da soli inducono un aumento significativo delle difese antiossidanti (FRAP +6,1%, TRAP +11,1%) e dei livelli di acido caffeico e acido ferulico (due antiossidanti) nel sangue. Quando, invece, vengono ingeriti con il latte, non si verifica alcun potenziamento delle difese antiossidanti plasmatiche e si ha una riduzione delle concentrazioni degli acidi caffeico (-49,7%) e ferulico (-19,8%) nel sangue rispetto a quando sono consumati senza latte.

Per questo se volete gustare un frullato utilizzate il latte vegetale e non con quello vaccino che diminuisce l’attività antiossidante degli alimenti.

Hai sempre fame? Prova il Topinambur e risolvi il problema.

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Noto come il carciofo di Gerusalemme o patata americana, il topinambur è un tubero con polpa carnosa e sapore molto delicato: una via di mezzo tra patata e carciofo. E’ costituito per l’80 % da acqua oltre a proteine,  zuccheri,  carboidrati e fibre alimentari. Ricco di vitamina A, vitamine del gruppo B e minerali come potassio, magnesio, ferro e fosforo.
Si tratta di alimento particolarmente indicato a chi vuole perdere peso ma anche depurativo nei confronti dell’intestino. E’ in grado di ridurre l’ assorbimento degli zuccheri e del colesterolo da parte dell’intestino e, per questo motivo, è particolarmente indicato per i diabetici.

Il topinambur contiene una sostanza che si chiama l’inulina, ovvero una molecola nutritiva dalle eccellenti proprietà. Chi ha problemi di obesità e fame abbondante, dovrebbe bere molta acqua prima di mangiare il topinambur. Infatti, la combinazione dell’inulina con l’acqua ci da un buon senso di sazietà che può durare per tante ore.
Il topinambur è particolarmente indicato a chi soffre di cattiva digestione e ha problemi di stitichezza.  Potete gustarlo crudo nelle insalate oppure cucinarlo come le patate al forno: bollito e fritto.

Vi suggerisco di provare questa ricetta:

Topinambur al forno con le noci

Ingredienti per 2 persone:
150 gr di fagioli cannellini lessati
20 gr di noci ammorbidite nell’acqua per 2 ore e poi tritate
550 gr di topinambur pelati e affettati a cubetti
10 olive verdi grandi
3 pomodori essiccati (facoltativi)
2 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di olio extravergine
1 cucchiaino di senape
Sale e pepe

Preparazione:
Preriscaldate il forno a 180°C. Versate i topinambur in una teglia antiaderente, conditeli con sale e pepe e cuoceteli nella parte più alta del forno per circa 25 minuti. Mescolate la senape, il succo di limone e l’olio extravergine. Condite i topinambur e cuoceteli ancora per 10 minuti a 220°C. Unite i fagioli cannellini e le noci. Cuocete per altri 10 minuti, fino a quando i topinambur non saranno pronti. Unite anche i pomodori e le olive. Mescolate e servite i topinambur al forno come contorno. Guarnite il piatto con erbe aromatiche a piacere.

La top 10 degli alimenti depurativi

alimenti_depurativiQuesta stagione è la migliore per depurare il corpo ed eliminare le tossine ed i chili accumulati nel lungo inverno.  I nostri ritmi e lo stile di vita sedentario, il fumo, alcol e l’alimentazione squilibrata favoriscono l’intossicazione e l’accomuno di scorie e tossine nelle cellule. Come possiamo rimediare? Aumentando il consumo dei così detti alimenti depurativi! Vediamo insieme la top 10:

1. Acai: Le bacche acai, ricchissime di antiossidanti si sono rivelate una sostanza preziosa anche per il controllo del peso e la purificazione del corpo: contengono infatti aminoacidi essenziali, che aiutano ad aumentare il metabolismo e quindi a bruciare più rapidamente i grassi in eccesso. Un metodo efficace per purificare l’organismo dalle impurità e dalle sostanze nocive, è quello di utilizzare queste bacche, un ottimo concentrato nutrizionale.

2. Limone: Si presenta come un ottimo antisettico e battericida ma non solo: è anche un valido aiuto per chi ha poche difese immunitarie in quanto è in grado di aumentare la produzione di globuli bianchi oltre ad essere rinfrescante e calmante. Ha proprietà depurative disintossicanti e la sua assunzione regolare, preferiblmente al mattino a stomaco vuoto, aiuta a regolarizzare l’intestino e combatte addirittura la cellulite aiutando a ridurre le macchie cutanee.

3. Barbabietole rosse: Non c’è nulla in grado di raggiungere il potere disintossicante delle barbabietole rosse. Sono un antiossidante naturale e sono molto indicate per eliminare elementi tossici dell’apparato digerente e per combattere la stitichezza, oltre a rafforzare molto anche il nostro sistema immunitario essendo molto ricche di vitamina C. Sono un alimento altamente consigliato per chi soffre di ritenzione idrica e di ipertensione.

4. Curcuma:  La curcuma viene impiegata nella medicina tradizionale indiana e in quella cinese come disintossicante dell’organismo, in particolare del fegato, e come antinfiammatorio. Le sue numerose proprietà salutari che vengono attribuite dalla tradizione popolare sono le stesse che oggi vengono confermate dalla medicina ufficiale, anche alla luce dei numerosissimi studi e scoperte che la scienza attuale ha ufficialmente confermato.

5. Aglio: Contiene allucina, un principio attivo che, se assunto in piccole quantità, aiuta la depurazione del fegato e contribuisce all’eliminazione delle tossine dal nostro corpo.

6. Mele: Secondo recenti studi di origine europea, la pectina contenuta nella mela,  sarebbe in grado di svolgere un’azione depurativa delle sostanze tossiche nei confronti dell’organismo; per questo motivo la mela viene consigliata nella dieta di chi vive soprattutto in città particolarmente inquinate.

7.  Alghe marine:  Sono ricche di sali minerali e sostanze antiossidanti che aiutano ad alcalinizzare e rinforzare il tratto digestivo. Contengono algina, una sostanza gelatinosa che ha la facoltà  di assorbire le tossine del tratto intestinale e veicolarle verso l’esterno. Le più conosciute e utilizzate sono: wakame, arame, hiziki da consumare cotte nelle zuppe o nelle pietanze; kombu da aggiungere alla cottura di legumi e verdure per limitare la formazione di gas; dulse sbriciolate sull’insalata o sul risotto.

8. Carciofio: E’ stato dimostrato che i carciofi incrementano la produzione di bile e purificano il fegato proteggendolo.
Hanno inoltre un effetto diuretico, anche se lieve, sui reni garantendo così un’adeguata rimozione delle tossine principalmente del fegato

9. Verdure a foglie verdi: Insalata, spinaci, sedano, cicoria e tutte le verdure a foglia verde sono ricche di clorofilla e disintossicano dai metalli pesanti, dagli inquinanti e in generale dalle tossine. Anche il dente di leone, conosciuto come tarassaco, è una pianta di campo primaverile molto preziosa. Le sue componenti, dal sapore tipicamente amaro, favoriscono la pulizia del tratto gastrointestinale e stimolano la funzione del fegato. Si può consumare crudo in insalata o cotto come la cicoria.

10. The bianco: Estratto dalla giovane pianta del the, quando le foglie hanno succhi più nutritivi. Il the bianco è ricco di polifenoli, una classe di antiossidanti utilizzati dal nostro corpo per combattere i radicali liberi, e di catechine, un altro gruppo di antiossidanti che hanno dimostrato di ridurre il colesterolo.

La dieta Flexitarian

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La dieta flexitarian è un regime alimentare lanciato dalla famosa nutrizionista Dawn Jackson Blatner che abitua l’organismo a ridurre la carne per fare spazio ai cibi verdi, biologici e salutari ma senza escludere completamente la carne.

Ormai la ricerca parla in modo chiaro e conferma che i vegetariani sono più magri, vivono più a lungo e senza soffrire di malattie degenerative rispetto agli onnivori. La particolarità della dieta flexitarian (ossia, vegetariana flessibile) è quella di essere eco-sostenibile e verde, pur mantenendo nei pasti piccole quantità di pesce e di carne bianca.

La varietà proposta dalla Flexitarian rende questa dieta molto utile a prevenire patologie come ipertensione, colesterolo alto, diabete e sovrappeso grazie all’assunzione costante di vegetali.

Mantenendo l’uso di alimenti di origine animale come pesce, uova e latte ricchi di vitamina B12, ferro, calcio, proteine e zinco, non si rischiano carenze vitaminiche. Gli alimenti da privilegiare in questa dieta sono la frutta e la verdura di stagione, possibilmente a chilometro zero, ma anche cereali integrali, come farro e kamut, legumi, soia e derivati (tofu, tempeh), frutta, verdura, olio di oliva/semi di lino e frutta secca. Due volte alla settimana possono essere consumati alcuni alimenti non vegetali come carne, pesce o uova mentre la carne rossa è completamente vietata.

In pratica la dieta flexitarian condanna l’abuso di carne, ma non ne fa una questione etica, bensì salutistica, e oggettivamente conclude con il fatto che la carne si può consumare, ma in quantità abbastanza ridotte e con un controllo accurato della sua qualità.

Secondo Blatner il vegetarianesimo è uno dei modi più sani e più intelligenti di mangiare, tuttavia per godere appieno dei benefici sulla salute della dieta vegetariana non è indispensabile eliminare totalmente la carne (tranne quella rossa) dalla tavola, basta ridurla significativamente.

Pistacchio: un toccasana per la salute e un alleato per il dimagrimento.

pistacchio
Con il suo caratteristico colore verde il pistacchio è usato per condimenti e salse ma anche come ingrediente in dolci e gelati. Ottimo alleato per restare in forma: utile nell’abbassare il colesterolo, ottimo per contrastare l’invecchiamento cutaneo.

I pistacchi sono costituiti per il 3,9% da acqua, per il 20% da proteine, 27% da carboidrati, 3% da ceneri, 10% da fibre, 27% da carboidrati, 7,60 da zuccheri e per l’1,5% da amido. Inoltre sono presenti minerali come calcio, fosforo, potassio, ferro, zinco, magnesio, fluoro, rame ma anche le vitamine A, B1,B2, B3, B5, B6, E.

Inoltre, i pistacchi, sono un’ottima fonte di aminoacidi essenziali come arginina, fenilalania e valina che servono per la formazione delle proteine ad alto valore biologico.

Secondo una ricerca dell’università della Pennsylvania e dell’università dell’East Anglia, i pistacchi  sono in grado di combattere il colesterolo cattivo (LDL), grazie all’azione congiunta di betacarotene, vitamina E e luteina (dal potere antiossidante). La vitamina E, poi, è un toccasana per la salute di occhi e pelle.  Secondo i ricercatori, per ottenere questi benefici, sono sufficienti 40g al giorno (più o meno una manciata).

Studi recenti hanno evidenziato che il consumo della frutta fresca compreso, il pistacchio, favorisce la prevenzione dell’obesità. Il consumo moderato di frutta secca non comporta un aumento di peso all’interno di una dieta bilanciata.

Una ricerca, condotta su 16 soggetti (ai quali e’ stato chiesto di seguire una dieta che prevedeva una dose quotidiana di pistacchi), ha dimostrato che il valore energetico di una porzione (circa 30 grammi) risultava inferiore del 5,9% rispetto a quanto calcolato in precedenza – circa 160 calorie ogni 30 grammi. Pertanto risultano dotati di un valore energetico decisamente piu’ basso rispetto a quanto creduto fino ad oggi.

Maqui: il frutto della giovinezza e della longevita.

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Il maqui è una pianta sempreverde che produce un frutto commestibile, simile al mirtillo. Cresce nella Patagonia ed è venuto alla luce come una fonte ricchissima di antiossidanti. Questa è la sua principale azione. La ricchezza di queste sostanze dona alla bacca la capacità di neutralizzare i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce del nostro organismo e dell’insorgere di malattie tumorali o degenerative. Infatti, il maqui è il numero uno della scala ORAC ovvero la misura per la quantità di antiossidanti contenuti negli alimenti. Per esempio le bacche acai hanno un valore ORAC di 300 mentre la bacca maqui ha un valore ORAC di oltre 900!

Questo super berry ha un contenuto altissimo di delfinidine, un polifenolo particolare  più idrosolubile e meno amaro, e soprattutto con il massimo potere antiossidante riscontrato finora in natura.
Recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato che alti livelli di delfinidine stimolano notevol­mente l’enzima della vita, ossia quell’interruttore metabolico presente in ogni cellula che aumenta la produzione di energia chimica fornita dalle calorie alimentari, e al contempo rallenta il processo d’invecchiamento.

Inoltre le bacche maqui sono ricche di vitamina E (combatte lo stress ossidativo) e vitamina B5 (riduce stanchezza e affaticamento, aumenta le prestazioni mentali e ripristina il normale metabolismo energetico).

Un suo vantaggio, è l’acceleramento del metabolismo che aiuta a perdere peso. Uno studio clinico, collega la bacca alla perdita di peso, ed è stato condotto all’Università del Texas, ad Austin, su 500 individui (maschi e femmine). Il gruppo che l’ha mangiata ha perso la maggior parte del peso, ed ha avuto il risultato migliore nel mantenerlo per sei mesi.

La bacca Maqui elimina le tossine e le sostanze chimiche che si trovano nel corpo, rendendolo sano.

Infine possiede delle proprietà antinfiammatorie, anti-diabetiche, anti cancro oltre a schiarire la pelle, accelerare la digestione, proteggere il cuore e le ossa.

La Bacca Maqui è molto più forte rispetto alla Bacca Acai, al Melograno e Mirtillo, perché ha piu’ benefici e antiossidanti di tutti e tre messi insieme.

Il fruttosio. Analisi del nutrizionista.

fruttosio

Il fruttosio è uno zucchero contenuto in molti prodotti confezionati. Si tratta di un carboidrato con un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero comune ma con meno calorie. Per questo motivo è spesso inserito all’interno di diete ipocaloriche o assunto da diabetici con l’errata concezione che non faccia male.

A quanto pare, il consumo di questo zucchero aumenta l’insorgenza di diabete, obesità e displipidemia.

Il lato oscuro del fruttosio è stato appena scoperto da un team di ricercatori del Centro Galiziano per la Ricerca Biomedica in Fisiopatologia dell’Obesitè e della Nutriozione che ha stabilito che il fruttosio, se usato con regolarità, provoca alterazioni gravi nel metabolismo. Lo studio ha dimostrato che il consumo frequente provoca una resistenza alla leptina, ovvero l’ormone che regola il livello dei lipidi nel sangue e contribuisce ad un maggior rischio di obesità e malattie cardiache, aumentando i livelli dei trigliceridi e abbassando i livelli del colesterolo buono.

Purtroppo oggi il fruttosio è largamente usato dall’industria che lo estrae dal mais in forma mista con il glucocio e che nulla ha  a che vedere con il fruttosio contenuto in maniera naturale nella frutta e la sua funzionalità nel nostro corpo.

Vi suggerisco di leggere con attenzione gli ingredienti dei prodotti che acquistate, in particolar modo se soffrite di diabete e malattie cardiache perchè si può trovare in moltissimi prodotti di uso comune, ad esempio il ketchup.

Sciroppo di agave: è veramente un dolcificante naturale?

sciroppo_agave

Lo sciroppo di agave è un succo conosciuto per i suoi benefici sin dall’età degli Aztechi. Si tratta di uno sciroppo particolarmente dolce ricavato dall’omonoma pianta che cresce in Messico. Il succo si è dimostrato un ottimo dolcificante in grado di non alterare il sapore di bevande o caffè con un bassissimo indice glicemico. Questo significa che il suo utilizzo non aumenterà l aproduzione di insulina e, di conseguenza, non altererà i valori di zuccheri nel sangue.
Grazie a queste sue qualità dietetiche, la Food and Drug Administration (FDA) ha evidenziato che, in dosi appropriate, il succo di agave al naturale è adatto anche per i diabetici.

A quanto pare, però, la realtà è un pò diversa. Vediamo insieme perchè.

Ad essere messo in discussione è il metodo industriale con cui viene prodotto e l’eccessiva quantità di fruttosio concentrato presente all’interno dello sciroppo (ormai diffusissimo nei negozi di alimentazione naturale). Il succo, infatti, si ircava dall’amido della radice del bulbo di agave che, in seguito a processi chimici, aumenta la sua capacità di conservarsi nel tempo e può quindi essere commercializzato.Il succo viene filtrato dalle sue parti solide, poi viene scaldato in modo da trasformare i carboidrati (amido) in zuccheri (fruttosio). A questo punto viene concentrato fino ad ottenere uno sciroppo più fluido del miele. Si tratta di processi che mutano gli zuccheri naturalmente presenti nella pianta trasformandoli e concentrandoli. Tramite questo processo vengono eliminate vitamine e sali minerali, quindi il prodotto finale non è ricco di nutrienti. Troppo fruttosio può generare a lungo andare diabete, malattie cardiache, aumento del colesterolo e affaticamento del fegato.
In natura ci sono tanti altri dolcificanti realmente naturali e non raffinati come stevia verde (quella bianca è raffinata), malto d’orzo e sciroppo d’acero.

Avocado – una miniera di nutrienti!

avocado

L’avocado, o “aguacate” (il suo nome di origine in lingua Spagnola) proviene dalla pianta della Persea Americana e viene coltivato in Israele, Sud Africa, Stati Uniti e Mesisco. E’ un frutto molto ricco di proteine e grassi, questi ultimi presenti in percentuale quasi paragonabile a quella delle olive. Molto ricco di vitamina A, B1, B2, B6, E, K.

Molto abbondante anche la presenza di minerali, in particolar modo potassio (in quantità paragonabile a quella contenuta in tre banane), mentre in quantità minore troviamo fosforo, magnesio e calcio.

Oltre all’acqua (che è il componente principale al 76%) abbiamo anche la presenza di fibra solubile ed insolubile, carboidrati ed amido. Grazie al suo alto contenuto di acidi grassi omega 3, l’avocado rappresenta il sostituto delle olive per gli europei.

Mangiando l’avocado posiamo controllare i livelli del colesterolo totale e di quello cattivo (LDL) e possiamo prevenire l’arteriosclerosi e le patologie causate dall’ostruzione del cuore e delle arterie, aggiungendo allo stesso tempo colore e sapore alla nostra alimentazione.

L’avocado è anche ricco di fitonutrienti, elementi antiossidanti che aiutano a liberare le cellule da iradicali liberi.

I ricercatori del dipartimento di biochimica applicata dell’Università di Shizuoka, in Giappone, hanno somministrato una sostanza tossica per il fegato, la galattosamina, a ratti da esperimento e poi li hanno nutriti con vari tipi di frutti mescolati al mangime usuale.

Il frutto che ha mostrato maggiore capacità nel rallentare il danno epatico da tossina è risultato essere proprio l’avocado.

Mangia aglio e previeni tumori ai polmoni

aglio
L’aglio è un alimento che possiede moltissime proprietà terapeutiche in grado di aiutarci contro ipertensione, malattie cardiache, problemi di circolazione, tumori e diabete.

L’aglio contiene circa 400 differenti componenti curative dell’organismo umano.  Oltre a oligoelementi e sali minerali, l’aglio contiene vitamina A, B1, B2 e vitamina C. Le sue proprietà più importanti dipendono però da un’essenza solfurea presente nel bulbo, della quale il principio attivo è l’allicina che è un forte antisettico. I bulbi freschi di aglio contengono dallo 0,1 allo 0,4% di olio essenziale dove, oltre alle sostanze fin qui citate, sono presenti altri composti dello zolfo, nonchè sostanze ormonali.

L’assunzione di aglio crudo, secondo recenti ricerche, sarebbe utile in caso di cancro ai polmoni. Lo studio in questione è stato pubblicato da parte della rivista scientifica Cancer Prevention Research. Secondo i ricercatori, l’aglio crudo può essere considerato un valido aiuto nella prevenzione del cancro ai polmoni.

Secondo quanto rilevato da parte degli esperti, è sufficiente consumare piccole quantità di aglio crudo per ridurre il rischio di cancro ai polmoni. Basterebbe infatti mangiare aglio crudo due volte alla settimana per veder ridotto il rischio di cancro ai polmoni del 44%. Lo studio in questione è stato condotto su centinaia di pazienti, sia sani che già affetti da cancro ai polmoni.

I ricercatori suggeriscono di consumare aglio crudo, ma anche di smettere di fumare. Per chi non ha ancora detto addio alle sigarette, infatti, il rischio di tumore ai polmoni si è ridotto solo del 30%. I benefici migliori derivano dal consumo di aglio crudo e intero.